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Il secondo capitolo de L’arte della guerra tratta delle ripercussioni dell’economia di guerra, intesa in senso più ampio del solo dispendio economico. Sun Tzu mette in evidenza la necessità di pensare al conflitto come ad una condizione di perpetuo e perdurante consumo di risorse materiali ed energie psichiche e fisiche. La catena che lega l’esercito alla madrepatria alimenta un circolo vizioso di impoverimento fisico ed economico e, conseguentemente, morale, ciò inteso nella dimensione emotiva della parola. Un esercito deve cercare di sostenersi esclusivamente sul territorio nemico, così da ridurre la forza dell’avversario senza imporre il pericoloso circolo vizioso. Questo è espresso con tutta l’acutezza e profondità delle parole di Sun Tzu:
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Non c’è una società democratica con un pensiero unico, o senza pensiero.
Carlo Galli
Il disagio della democrazia è un saggio di filosofia politica di Carlo Galli, già autore di altre opere importanti nel settore. Il fine dell’analisi è comprendere il motivo della disaffezione diffusa della società nei confronti della politica e della politica stessa nei confronti di se stessa.
Il lavoro si muove continuamente su tre generi distinti e convergenti, se non coincidenti, di analisi: filosofica, genealogicamente concettuale e storica. Galli argomenta sia dal punto di vista di storia della politica (vedi i primi due capitoli), sia dal punto di vista della storia della filosofia politica occidentale (vedi i continui riferimenti ai “classici” del pensiero politico filosofico moderno, Locke, Hume, Kant in particolare) e sia da un punto di vista di storia contemporanea (vedi le considerazioni del quinto capitolo).
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Un sovrano virtuoso sa far assumere il Tao (la Via) alle sue truppe, vale a dire che egli sa trasmettere il proprio scopo a tutti coloro che devono partecipare alla sua realizzazione, così che un pugno di uomini possa agire come un sol uomo: “Il Tao è ciò che induce il popolo a condividere lo stesso obbiettivo del governante al punto di non darsi pena di vita o morte per non deluderlo”.[1] Sun Tzu assume la sussistenza di un principio unificante e agente in modo che non si dia una dissipazione di energia nel contenere le singole spinte individuali o di sottogruppi, spinte che costituirebbero delle forze non perfettamente indirizzate verso un unico obbiettivo. Se questa condizione è violata, allora il generale avrebbe a che fare con dei problemi di sedizione interna, così che ciascuna componente dell’esercito costituirebbe un elemento ostile a se stesso, in quanto parte di un insieme, imponendo, così immediate difficoltà pratiche nella realizzazione delle operazioni militari: “Se impieghi un generale che segue le mie valutazioni, egli sarà sicuramente vittorioso. Fallo dunque rimanere. Se impieghi un generale che non segue le mie valutazioni egli sarà sicuramente sconfitto. Allontanalo”.[2] Il generale, dunque, deve essere valutato in base alle sue capacità relative a quanto detto.
L’arte della guerra è un testo fondamentale sia da un punto di vista storico che individuale. La sua analisi costituisce un’importante occasione per studiare più a fondo le leggi stesse del conflitto e di come queste siano la base della stessa realtà quotidiana. Il saggio si divide in due parti: la prima tratta degli aspetti più astratti e filosofici che Sun Tzu considera esplicitamente o implicitamente. La seconda parte tratta del contenuto dei singoli capitoli. Nonostante l’attenzione per la lettera del testo, proponiamo continui riferimenti in merito alla quotidianità, al punto di vista individuale e al punto di vista storico.
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1. Parte 1. La struttura: ontologia, figure centrali, epistemologia.
Capitolo 1: Ontologia
Capitolo 2: Figure centrali
Capitolo 3: Epistemologia
Capitolo 4: I tre generi di analisi di Sun Tzu: analisi descrittiva, normativa e prescrittiva
Capitolo 5: Sun Tzu come Maestro di vita
Sun Tzu non è un filosofo in senso stretto, ma egli lascia passare un’intera visione del mondo. Per questo è possibile soffermarsi sui fondamenti del suo pensiero e ciò che egli può intendere come assolutamente primitivo, rispondendo a domande filosofiche fondamentali come “cosa c’è?” e “in cosa consista la conoscenza?” In questo capitolo risponderemo alla prima domanda.
L’arte della guerra è un testo dominato da alcune tesi ontologiche di fondo estremamente importanti e profonde. Esse costituiscono la base sottostante ad ogni considerazione di natura strategica e tattica, giacché Sun Tzu ritiene che ogni decisione nell’arte del conflitto sia subordinata alla conoscenza degli elementi ultimi della realtà nelle loro configurazioni contingenti.
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E’ possibile spiegare perché i calzini sono spesso spaiati? Noi abbiamo, forse, trovato la risposta.
Ho scoperto che in molte famiglie (la mia inclusa) si vive un annoso problema casalingo: i calzini sono spesso spaiati.
We are going to show a paradox, which emerges from the position of the “radical legalist”. The core of the position is sustained from the conviction that the solution of moral problems consists in the application of legal laws, instead of an analysis of the moral terms. In other words, the moral laws doesn’t exist and, so, the moral terms hasn’t any significance. The position could be more precise: the principle idea is that the moral problems are unsolvable for a rational analysis, postulating that that analysis is impossible for the reason that is denied the existence of any rational law, both strong and weak formulation. The strong formulation of rational morality says that the reason can formulate valid moral laws; the weak formulation defend the idea that we can find an agreement (may be a reasonable agreement, may be not the expression of the reason in a strong sense), if the agreement is possible, then we can trust that there is a solution of the problem, may be not only one, but at least one.
Foscolo nasce a Zante nel 1778 e muore a Londra nel 1827. Figlio di un chirurgo e di una donna greca, Foscolo si trasferisce a Venezia dopo la precoce morte del padre. Foscolo entra in contatto con i principali intellettuali del periodo e termina i suoi studi universitari all’università di Padova. A Padova riflette sulla cultura della libertà propria del settecento illuminista e ne assume i valori di riferimento. Foscolo è costretto a fuggire dal territorio veneziano, perché accusato di cospirazione contro il benessere pubblico, così ripara a Bologna. Dopo che Napoleone pone fine alla serenissima repubblica di Venezia, Foscolo può rientrare e lì diventa un sostenitore dell’indipendenza della città. Nel 1786 scrive la prima delle tragedie, Tieste, compone anche altri lavori. Nel 1797 si disillude sulla natura “liberatoria” della rivoluzione francese nelle vestigia esportate dal Bonaparte. Si reca, così, a Milano, dove fa la conoscenza di Monti e Parini. Dopo essersi trasferito a Bologna, nel 1798 scrive la prima bozza del romanzo epistolare Lettere di Jacopo Ortis. Foscolo combatte in Emilia e in Liguria contro la coalizione antinapoleonica, rimanendo due volte ferito. In Toscana compie azioni di guerriglia e si innamora di Isabella Roncioni. Dopo la Toscana, Foscolo ritorna a Milano e allaccia una relazione con la contessa Antonietta Fagnani Arese. Nel 1804 Foscolo si reca in Francia per arruolarsi tra le fila francesi per lo sbarco in Inghilterra. Nel 1806 rientra a Milano e pubblica i Sepolcri. Nel 1808 Foscolo ottiene la cattedra di eloquenza alla città di Pavia. Nel 1811 Foscolo viene accusato di manifestare atteggiamenti antinapoleonici che gli procurano l’ostilità della elite culturale e politica milanese, strano a dirsi. Nel 1814 il regno italico viene dissolto e con la restaurazione viene riproposto l’anacronistico dominio austriaco, che sarà l’avvio per il successivo periodo risorgimentale. Foscolo, a seguito di ciò, è costretto a lasciare l’Italia e si reca in Svizzera. Nel 1816 ricercato dal governo austriaco, decide di andare in Inghilterra. A Londra, dopo qualche tempo, si ritrova in gravi ristrettezze economiche e non è più benvoluto dall’intellighenzia locale troppo impressionata dai suoi problemi fiscali e politici per poterne giudicare l’artista senza pregiudizi. Nel 1822 vive con la figlia Floriana in Francia. Gli ultimi anni sono trascorsi nell’indigenza e nel 1824 viene arrestato per debiti. Nel 1827 muore a Londra. Solo nel 1871 la salma viene riportata nella chiesa di Santa Croce di Firenze. A quel punto, la politica può ormai lasciarsi alle spalle il ricordo di guerrigliero e morto di fame, per poter collocargli la corona d’alloro sulla testa che ora non è che un liscio cranio di puro osso umano.
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Consigliamo Da Zero a Gödel di Francesco Berto e L’atomo sociale di Buchanan
Nexus è un libro di divulgazione scientifica sul tema delle reti a piccolo mondo (little world nets), il suo scopo è quello di mostrare in modo facile, semplice e diretto in cosa consista la grande scoperta scientifica sulla quale si sostanzia parte della nuovo approccio alla scienza, l’approccio alla complessità. Buchanan, fisico e divulgatore, conduce il lettore alla scoperta del nuovo campo in cui più approcci scientifici stanno confluendo, il campo aperto dallo studio “dell’organizzazione” della materia: fisica, sociologia, scienze cognitive si stanno sempre più muovendo verso lo studio delle connessioni tra gli elementi basilari oggetto di studi delle rispettive discipline. A seguito di molte analisi, si è visto che sembra esistere una forma unificata di organizzazione globale dell’esistente, che prescinde dalla natura degli elementi coinvolti nella connessione. Questa organizzazione può essere descritta matematicamente dalle reti, le reti a piccolo mondo, che costituiscono il “protagonista” del libro.
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Consigliamo – il capolavoro di Hansen Arabia Felix
La maggior parte dei sognatori si rivelano dei buoni perdenti, statene pur certi. Aspirano alle stelle e ti ringraziano se porgi loro una pietra.
Quel che è comune ai membri di questa categoria è il fatto che tutto ciò che ne sappiamo sono il nome e la data di morte. Non si sono ancora presentati al mondo, che già sono costretti a tacere, è come se la storia si fosse interessata a loro solo al momento di liberarsene. Giusto il tempo di un nome e una tomba.
Thorkild Hansen
Jens Munk. Un nome che non dirà niente a nessuno e verrà probabilmente associato al più celebre pittore. Ma con il pittore Jens Munk non c’entra niente ed è vissuto un paio di secoli prima di lui. Si tratta di un marinaio, di un capitano che è degno di essere ricordato per il suo tentativo di trovare il passaggio a nordovest, famosa via che avrebbe dovuto realmente congiungere via mare il vecchio continente con le Indie, quelle vere. Probabilmente presto si formerà spontaneamente un “passaggio”, proprio ora, che disponiamo di rompighiaccio, ma all’epoca non c’era nessuna strada aperta per l’oriente attraverso i ghiacci. Ma bisognava scoprirlo. E Jens Munk era andato in quelle terre inospitali proprio per questo. Ma Jens Munk non è solo un marinaio, non è solo un capitano e non è solo il figlio della sfortuna. Egli ha una lunga storia, fatta di buona e, soprattutto, cattiva sorte. Egli è il figlio di Erik Munk, un nobile, un uomo che riuscì a distinguersi per la brutalità perpetrata ai danni della popolazione sua suddita e, soprattutto, riuscì a rendersi inviso a gran parte della nobiltà danese, motivo per il quale i suoi avversari riuscirono a condannarlo, a spogliarlo di ogni bene, a recluderlo nella più terribile delle prigioni e a condannare la sua famiglia ad una vita di interminabile frustrazione. Sì, perché è dalla capitolazione di Erik Munk e la sua perdita del titolo nobiliare, non trasmesso ai figli, che nasceranno gran parte delle disavventure del figlio più piccolo, Jens.